Nel cuore di Sezze, tra le colline del territorio pontino, nasce una storia di passione, pazienza e lievitazione lenta.
La storia che vi raccontiamo è quella di Francesco Ricci, giovane chef e maestro pasticcere che con i suoi panettoni artigianali sta conquistando il pubblico e le giurie dei più importanti concorsi nazionali, portando in alto il nome della sua terra.
Ogni suo prodotto è frutto di un percorso fatto di sacrificio, ricerca e amore per le radici. «La mia sfida è far capire che anche da un piccolo paese del Lazio si possono creare prodotti d’eccellenza, se si parte dalla qualità e dal rispetto per la materia prima», racconta Ricci.
Negli ultimi anni, Francesco Ricci è diventato uno dei simboli dell’artigianalità pontina. Dopo aver conquistato la Top 10 nazionale con le sue colombe artigianali, nel 2025 si è aggiudicato il titolo di “Miglior Colomba d’Italia” ai Campionati FIPGC, grazie a una creazione dal sapore inconfondibile, un impasto al vino di visciole di Sezze arricchito da visciole candite, frutto di una lunga lavorazione manuale.
Un riconoscimento che ha confermato il suo talento e la sua dedizione, aprendo le porte alla finale del Campionato del Mondo del Panettone, dove Ricci gareggia in due categorie, classico e innovativo.

Ma dietro i premi non c’è solo tecnica, c’è un’anima. Quella di un ragazzo che ha trasformato la passione per la cucina in un mestiere d’arte, partendo da un legame profondo con la famiglia e con la propria terra. «Ogni panettone che creo porta con sé la mia storia e quella delle persone che mi hanno ispirato — spiega —. In particolare, dedico il mio panettone al nonno, che mi ha trasmesso la voglia di fare, di crescere e di credere nei sogni».
In questo percorso di crescita e di scoperta, Francesco Ricci desidera rivolgere un sentito ringraziamento al maestro canditore Nino Modica, punto di riferimento e fonte di ispirazione costante. «A Nino va la mia profonda gratitudine — afferma Ricci — per i consigli, l’esempio e la generosità con cui ha condiviso la sua esperienza. Il suo modo di intendere la cucina e la pasticceria mi ha insegnato che dietro ogni grande prodotto ci sono umiltà, dedizione e voglia di migliorarsi ogni giorno».
La forza del lavoro di Francesco Ricci è la ricerca maniacale della materia prima. Nulla è industriale, nulla è lasciato al caso. Tutto parte da ingredienti selezionati personalmente, spesso raccolti o prodotti in prima persona.
Le uve provengono dalle colline di Cori, dove lo chef collabora con Vincenzo Carpineti, simbolo dell’eccellenza vinicola locale. Le visciole di Sezze, raccolte dagli alberi di Bontà Natura, vengono candite a mano nel suo laboratorio. Le arance Navel calabresi e il cedro Diamante siciliano arrivano direttamente dai produttori, mentre le albicocche sono quelle delle sue campagne, frutti dei suoi alberi, canditi con pazienza e rispetto per la stagionalità.

Il cioccolato nasce da una collaborazione con la cioccolateria Chocolart Fiortini di Itri, con la quale Francesco ha sviluppato un brevetto esclusivo con Callebaut. Nei cremini al pistacchio e al caffè, utilizza solo paste pure miscelate a cioccolato bianco Callebaut in una proporzione equilibrata (70% cioccolato e 30% pasta), per un risultato vellutato e avvolgente.
Nel panettone classico, invece, spiccano gli oli essenziali distillati personalmente dallo chef e la vaniglia Bourbon del Madagascar di Don Vanilla, elementi che donano un profumo inconfondibile e una delicatezza rara.
Francesco Ricci non è solo un pasticcere: è un ambasciatore del territorio pontino. Con i suoi panettoni e le sue colombe racconta una storia di autenticità, fatta di molti ingredienti a km 0, di relazioni con piccoli produttori, di rispetto per l’ambiente e per i tempi naturali.
È anche un esempio per le nuove generazioni, spesso è invitato nelle scuole del territorio, come all’Istituto “Pacifici e De Magistris” di Sezze, per trasmettere ai ragazzi l’importanza dell’impegno, della manualità e del valore del lavoro artigianale.
«Non basta saper fare un buon dolce — spiega — bisogna saperlo raccontare, far capire da dove viene, chi lo ha reso possibile. Dietro un panettone ci sono mani, storie e un territorio intero. È questo che lo rende unico.»
Nei suoi lievitati si ritrova infatti la memoria del territorio, i profumi delle campagne, la dolcezza dei frutti, la pazienza del lavoro agricolo. Ogni dettaglio parla di Sezze e del Lazio meridionale, dimostrando che la qualità non è un privilegio dei grandi centri, ma può nascere anche nei piccoli laboratori dove il tempo ha ancora un valore.

I panettoni di Francesco Ricci sono soffici, profumati, vivi. Hanno la leggerezza del lievito madre curato con dedizione e la ricchezza di ingredienti veri, riconoscibili, lavorati con tecnica e rispetto. Non inseguono le mode, ma la verità del gusto, quella che si riconosce al primo assaggio e che riporta alla memoria i sapori di una volta.
Sono dolci che non vogliono solo stupire, ma emozionare. Ogni fetta racconta una storia di autenticità, di mani che impastano, di profumi che riempiono il laboratorio durante le notti di lievitazione.
Chi desidera portare a casa un panettone firmato Francesco Ricci può ordinarlo direttamente attraverso i canali social ufficiali dello chef. Ogni dolce è prodotto in quantità limitata, per garantire la massima freschezza e il rispetto dei tempi naturali di lievitazione.
Sceglierlo significa non solo concedersi un’esperienza di gusto, ma anche sostenere un modo di lavorare etico e consapevole, che valorizza il prodotto locale e il lavoro artigianale.
Francesco Ricci ha dimostrato che l’eccellenza può nascere anche nei luoghi più autentici, lontani dai riflettori, quando si uniscono passione, studio e amore per la terra.
I suoi panettoni non sono semplicemente dolci natalizi, ma simboli di un territorio che si riscopre attraverso il gusto, di un artigiano che non smette di imparare e di un messaggio chiaro: la qualità è una forma di amore, per il cibo e per le proprie radici.
«Il segreto non è un ingrediente, ma il tempo che ci dedichi — conclude Ricci —. La vera artigianalità è fatta di cura, ascolto e rispetto. È in quel tempo che un panettone diventa qualcosa di vivo, che racconta chi sei e da dove vieni.»












