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I pionieri italiani di Turén: la storia di un granaio

I pionieri di Turén: la storia, i sacrifici e l’eredità degli agricoltori italiani che crearono la loro nuova patria in Venezuela

Nel 1952, cinquantaquattro famiglie di agricoltori laziali si imbarcarono per il Venezuela con la promessa di una nuova vita. Oggi, a distanza di decenni, Turén è riconosciuta come “il granaio del Venezuela”, ma pochi conoscono i sacrifici e le sfide che quei pionieri affrontarono per trasformare la “Selva de Turén” in un’oasi di prosperità.

Nel 1951, il governo venezuelano, ispirato dal successo della bonifica delle Paludi Pontine di Latina, inviò un emissario in Italia. L’obiettivo era reclutare famiglie di agricoltori per un ambizioso progetto: colonizzare le fertili ma inesplorate terre di Turén. Case, una chiesa, un ambulatorio, essiccatoi e silos furono costruiti per accogliere i nuovi arrivati.

Dopo un processo di selezione che includeva visite mediche e la firma delle richieste presso la Camera del Lavoro di Latina, le 54 famiglie salparono da Napoli a bordo dell’Amerigo Vespucci il 4 febbraio 1952. Le condizioni del viaggio erano spartane, con i passeggeri alloggiati in camerate comuni. Il 19 febbraio, sbarcarono a Puerto Cabello.

Dopo un breve periodo di quarantena in un campo militare, furono trasportati a Turén. Il viaggio fu difficile, su strade sterrate e ponti pericolanti. Arrivati a destinazione, a ogni famiglia furono assegnati tra i 30 e i 40 ettari di terreno, oltre a una casa già arredata. La vita da pionieri iniziò subito, con l’assistenza di connazionali locali che fungevano da interpreti e l’introduzione di macchinari agricoli dopo un breve corso di formazione.

I primi anni furono segnati da difficoltà e sacrifici. La perdita di vite umane, come quella della piccola Florinda Babbo, e la nostalgia per la patria segnarono profondamente la comunità. Nonostante tutto, i coloni si rimboccarono le maniche: scavarono un acquedotto, si organizzarono in associazioni, introdussero nuove colture e costruirono una vera e propria comunità con una scuola, una chiesa e un ambulatorio. Il primo Natale in Venezuela fu “pieno di sole e senza neve”, un’esperienza lontana dalle tradizioni italiane.

Negli anni successivi, la comunità crebbe e si consolidò. Il 1954 vide l’apertura del Centro Sociale e l’arrivo dell’energia elettrica. Nel 1955 alcune famiglie tornarono in patria, ma la maggior parte scelse di restare. La comunità inaugurò la Casa d’Italia, ampliò le aree coltivabili e si adattò ai cambiamenti politici del paese.

Gli anni ’60 e ’70 videro una progressiva integrazione e un successo straordinario: la Colonia Football Club vinse per quattro anni consecutivi il campionato statale e la produzione agricola raggiunse il 30% della produzione totale della zona. Molti coloni diversificarono le loro attività, aprendo industrie alimentari, imprese edili e officine meccaniche.

Nel 1977 fu celebrato il 25° anniversario, con la partecipazione delle autorità italiane e venezuelane. Nel 1993, la comunità raggiunse un traguardo importante con l’elezione di Arturo dell’Onto, di origine italiana, come sindaco di Turén.

Oggi, Turén è un simbolo del successo di quei pionieri. La loro volontà e il loro lavoro hanno trasformato una palude in un prospero “granaio”, lasciando un’eredità che continua a vivere nei loro discendenti e nel riconoscimento di una missione compiuta.

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