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Il Lazio lancia il Piano di Rete Regionale per l’endometriosi e diventa un modello nazionale per la salute delle donne

Approvato il nuovo modello sanitario per il contrasto a una malattia spesso sottovalutata e gestita con diagnosi tardive che introduce centri specializzati, telemedicina e un approccio multidisciplinare coordinato dal ginecologo per non lasciare mai più sole le pazienti per il contrasto a una malattia spesso sottovalutata e gestita con diagnosi tardive

Una svolta storica per la sanità della Regione Lazio promette di rivoluzionare l’approccio alla tutela della salute femminile, grazie all’ufficializzazione del nuovo Piano di Rete Regionale per la gestione delle pazienti affette da endometriosi, pubblicato sul Bollettino Ufficiale. Il provvedimento, fortemente promosso da Orlando Angelo Tripodi, vicepresidente della commissione Sanità in Consiglio regionale ed esponente di Forza Italia e Federica Lama consigliere comunale di Sezze e ideatrice dell’iniziativa, punta a scardinare la frammentazione dei percorsi di cura. La grande novità risiede nel fatto che la paziente non sarà più costretta a rimbalzare in solitudine tra diversi specialisti, poiché sarà il ginecologo a coordinare un gruppo multidisciplinare di esperti che comprende radiologi, chirurghi generali, urologi, psicologi, nutrizionisti e terapisti del dolore.

Federica Lama e Angelo Tripodi

L’endometriosi è una patologia ginecologica cronica, complessa e profondamente invalidante che colpisce tra il 2% e il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, manifestandosi con dolore pelvico cronico e infertilità in grado di comprometterne gravemente la sfera emotiva, sociale e lavorativa. Il Piano mette finalmente la donna al centro del sistema sanitario, un traguardo strutturale raggiunto anche grazie al sostegno del presidente Francesco Rocca e della consigliera Marika Rotondi che ha sposato l’iniziativa fin dai suoi primi passi. La struttura dell’assistenza viene completamente rivoluzionata tramite un network integrato fondato sulla continuità assoluta tra medicina territoriale e ospedaliera, che prevede l’istituzione di Centri di I Livello capillarmente distribuiti sul territorio dedicati alla diagnosi precoce tramite ecografia pelvica e risonanza magnetica, alla terapia medica e all’esecuzione della chirurgia ginecologica di base. A questi presidi si affiancano i Centri di II Livello concepiti come Hub di alta specializzazione per i casi più complessi e per l’endometriosi profonda, dove si eseguono interventi di chirurgia mininvasiva all’avanguardia ad altissimi standard con l’obbligo di un volume minimo di almeno quindici interventi complessi all’anno. Tra le eccellenze delle strutture ospedaliere regionali individuate all’interno della rete figurano il Policlinico Gemelli, il Campus Biomedico, il Policlinico Umberto I, il Policlinico Tor Vergata e il San Giovanni Addolorata. L’innovazione clinica laziale si completa con un raccordo strutturato e formale con altre importanti reti sanitarie, in particolare la Rete di Terapia del Dolore, la Rete del Percorso Nascita e la Rete della Procreazione Medicalmente Assistita, quest’ultima considerata fondamentale per preservare la fertilità e contrastare il fenomeno della denatalità. Per abbattere drasticamente i tempi d’attesa e superare le barriere delle distanze geografiche, il provvedimento implementa ufficialmente gli strumenti della Telemedicina attraverso teleconsulti tra specialisti e televisite di follow-up mirate alle pazienti stabili. Dal punto di vista economico, viene ribadito con estrema fermezza il diritto all’esenzione dal costo delle prestazioni con il codice 063 per tutte le donne con endometriosi moderata o grave, corrispondente al terzo e quarto stadio della classificazione della società americana di medicina della riproduzione, garantendo così un accesso equo e universale a visite di controllo e accertamenti diagnostici. L’intero sistema e l’efficacia delle cure saranno monitorati su base annuale dal Dipartimento di Epidemiologia della ASL Roma 1, che si occuperà di analizzare i tempi di attesa, i volumi chirurgici e gli accessi impropri al Pronto Soccorso sfruttando indicatori scientifici specifici nominati SIAS, SIES e SIO XL. Questo fondamentale intervento normativo e sociale intende restituire dignità, tempo e speranza a migliaia di donne che lottano quotidianamente contro una patologia dall’altissimo impatto sociale ed economico, dimostrando come la buona politica sappia mettersi al servizio della scienza e della cittadinanza per creare eccellenze e un nuovo punto di riferimento per l’intera sanità italiana.

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