Dall’intervento di Claudio Moscardelli a pilastro del Partito Democratico per ridisegnare il centro urbano e i borghi attraverso una rete di moderni centri culturali e sociali
Il dibattito sul futuro di Latina torna ad accendersi partendo da una visione strategica in cui la cultura e l’economia creativa non sono più considerate elementi ornamentali bensì pezzi concreti dello sviluppo economico e sociale della città.

Questa prospettiva, che riprende i temi dell’intervento effettuato da Claudio Moscardelli lo scorso marzo durante l’iniziativa del Partito Democratico intitolata Latina Domani quattro sfide un futuro da conquistare, rappresenta oggi una delle proposte centrali dello stesso partito per rilanciare l’economia creativa nel capoluogo pontino. In un Paese come l’Italia dove il comparto della cultura e della creatività genera un valore superiore ai centododici miliardi di euro e garantisce l’occupazione a oltre un milione e mezzo di persone, investire in questo settore significa attivare leve economiche formidabili in grado di rigenerare spazi urbani rimasti fermi per anni. Per Latina questo cambio di passo si misura su un terreno estremamente concreto e urgente quale la riapertura e il totale ripensamento della biblioteca comunale, una struttura che risulta tristemente sbarrata da ormai sei anni. La prolungata chiusura della biblioteca centrale non costituisce soltanto un danno simbolico ma rappresenta una ferita reale per una città capoluogo che non può assolutamente permettersi di restare priva di un centro di aggregazione culturale che sia funzionante, accessibile e soprattutto vivo. Eppure la città aveva dimostrato in passato un’ambizione ben diversa quando nel 1979, sotto la guida del sindaco Antonio Corona, l’amministrazione scelse di affidare al celebre architetto James Stirling il progetto per una nuova biblioteca comunale. Quell’opera monumentale, rimasta sfortunatamente incompiuta, avrebbe inserito di diritto il territorio pontino all’interno del dibattito architettonico e urbanistico europeo, dimostrando come il tema della trasformazione urbana sia ancora oggi di vitale attualità.

Per superare questa paralisi appare necessario tornare a scommettere su grandi progetti partendo dall’indizione di un concorso internazionale di progettazione per la nuova biblioteca centrale di Latina, da localizzare preferibilmente nell’area di piazza Celli che attualmente si presenta come un vuoto urbano da ridisegnare nel cuore del perimetro cittadino. Questa operazione non deve ridursi alla semplice edificazione di un palazzo ma deve coincidere con una precisa idea di centro storico, uno spazio pubblico che non va congelato o trasformato in una sterile cartolina ma che deve essere rivitalizzato attraverso la coesistenza di funzioni pubbliche, commerciali, residenziali e culturali. Nella concezione contemporanea la biblioteca si distacca nettamente dal classico modello del passato caratterizzato da silenziose e interminabili file di scaffalature identiche, trasformandosi in un vero e proprio centro culturale e sociale a trecentosessanta gradi che accoglie al suo interno una pluralità di servizi integrati. Le strutture più all’avanguardia ospitano infatti non solo sale studio e spazi dedicati ai bambini, ma anche corsi per adulti, laboratori digitali, incontri letterari, mostre, teatri, sale conferenze, auditorium musicali e persino servizi di ristorazione, il tutto perfettamente innestato in piazze pubbliche che dialogano costantemente con il tessuto urbano circostante.

Questo approccio moderno ed europeo trova riscontro in eccellenti modelli internazionali e nazionali come la biblioteca Oodi a Helsinki, la struttura di Aarhus, l’edificio De Krook a Gand, la biblioteca Mabic di Maranello, la Pertini di Cinisello Balsamo insieme alle virtuose esperienze di Nembro, Melzo e Morbegno.

Guardando in particolare a realtà paragonabili per dimensione a Latina emergono i profili di due straordinarie strutture situate in città medie europee ed extraeuropee di circa cinquantamila abitanti, a partire dalla biblioteca di Dornbirn in Austria (nella prima foto in copertina) caratterizzata da un padiglione ovoidale progettato dagli studi Dietrich Untertrifaller e Christian Schmoelz che si differenzia nettamente dal contesto circostante grazie a un percorso fluido che unisce l’esterno con l’interno esaltando il concetto di accoglienza. Un altro esempio formidabile è costituito dalla biblioteca Joseph G Jabbra nel campus di Byblos della Lebanese American University in Libano (nella seconda foto in copertina), un’opera dello studio newyorkese Atelier Pagnamenta Torriani che celebra la storia locale esibendo una facciata iconica decorata con le lettere dell’antico alfabeto fenicio. L’ambizione del Partito Democratico non è quella di copiare pedissequamente modelli stranieri ma consiste nello stimolare la città a ritrovare il coraggio perduto, affiancando alla grande struttura centrale una rete capillare di biblioteche nei quartieri e nei borghi di Latina in modo da conferire una chiara identità culturale anche a quelle zone periferiche che rischiano altrimenti di ridursi a semplici quartieri dormitorio. Concepire una grande biblioteca centrale e una rete diffusa sul territorio significa promuovere la cultura in ogni sua declinazione, trasformando quello che molti considerano un costo in un grande investimento strategico per l’economia e la qualità della vita dell’intera comunità.












