Un incontro speciale sabato 21 marzo a Latina celebra il coraggio della scrittrice che scelse l’alfabetizzazione delle paludi e l’emancipazione femminile come missione di vita
Il Museo della Terra Pontina si prepara a ospitare un evento di profondo rilievo culturale e civile dedicato a una delle figure più carismatiche del Novecento italiano. Sabato 21 marzo alle ore 10.30 la Sala Conferenze accoglierà l’iniziativa dedicata a Sibilla Aleramo, scrittrice e intellettuale che ha segnato la storia della letteratura e dell’attivismo. L’incontro nasce dalla sinergia tra il polo museale e le associazioni L.V. Beethoven e Don Vincenzo Onorati con l’obiettivo di esplorare il legame indissolubile tra l’opera della Aleramo e il territorio pontino. Ad aprire i lavori sarà la direttrice Manuela Francesconi insieme alla coordinatrice didattica Ornella Donzelli, seguite dai contributi della deputata Giovanna Miele, della sociologa Assunta Gneo, della dirigente Pina Cochi e dell’avvocato Emilia Colaiuta. Al centro del dibattito ci sarà il capolavoro Una donna, pubblicato nel 1906, che ancora oggi rappresenta un manifesto di libertà e autodeterminazione. La biografia di Marta Felicina Faccio, vero nome della Aleramo, si intreccia con la storia cruda dell’Agro Romano prima della bonifica. Insieme a figure come Giovanni Cena e Angelo Celli, la scrittrice fu infatti protagonista delle prime esperienze di alfabetizzazione nelle paludi, portando l’istruzione in contesti segnati da povertà estrema e isolamento. Le cosiddette capanne-scuola rappresentarono un esperimento di volontariato culturale senza precedenti, dove gli intellettuali mettevano il proprio sapere al servizio degli ultimi. Riscoprire oggi la voce della Aleramo significa confrontarsi con una coscienza che rifiutò la rassegnazione e i confini tracciati dalla società del tempo per rivendicare il diritto alla propria anima, anche di fronte ai sacrifici più dolorosi legati alla maternità. L’appuntamento di Latina offre quindi l’occasione per riflettere su come la cultura possa diventare uno strumento concreto di riscatto sociale e di evoluzione civile per l’intera comunità.












