Dallo sport professionistico all’impegno sociale, passando per l’impresa, intervista all’uomo che ha fatto della “performance umana” il suo unico linguaggio.
Tra sport, impresa e impegno sociale: il percorso di un uomo che guarda sempre avanti
Il mondo del calcio,l’imprenditoria e l’impegno sociale. Ambiti diversi ma uniti dalla stessa filosofia: costruire qualcosa che possa lasciare un segno concreto. È questa la visione di Alessandro Recine, professionista oggi attivo nel management sportivo accanto a grandi protagonisti del calcio italiano e allo stesso tempo imprenditore, fondatore di VITA365 e presidente di CMNSPORT Onlus, realtà impegnata in importanti progetti di ricerca scientifica. Da poco è online anche il suo sito ufficiale, uno spazio che racconta il suo percorso umano e professionale.

Alessandro, oggi sei una figura presente in mondi molto diversi tra loro. Il tuo percorso rompe gli schemi tradizionali: da cosa prende spunto tutto questo?
Nasce dalla volontà di non fermarmi mai e di trasformare ogni esperienza in un’occasione di crescita. Nel tempo ho capito che i modelli troppo verticali, pur garantendo competenza, spesso limitano la capacità di innovare. Ho quindi scelto di costruire un percorso che mi permettesse di collegare ambiti diversi, mantenendo una coerenza di fondo: migliorare la performance umana. Sono sempre stato convinto che nella vita non basti avere talento: servono disciplina, sacrifici e soprattutto la capacità di costruire rapporti veri. Ogni percorso che ho intrapreso è nato da una passione autentica e dalla voglia di creare qualcosa di concreto.
Partiamo dal calcio. Negli ultimi anni sei stato accostato spesso ad importanti operazioni di calciomercato, vicino a grandi professionisti. Cosa rappresenta per te vivere questo ambiente così competitivo ai massimi livelli?
Vivere da vicino il mondo del grande calcio rappresenta sicuramente una grande responsabilità ma anche una straordinaria opportunità professionale. Lavorare ai massimi livelli significa confrontarsi ogni giorno con dinamiche molto complesse, dove servono lucidità, equilibrio e grande capacità relazionale. Dietro ogni calciatore non esiste soltanto l’atleta, ma una persona con emozioni, pressioni e obiettivi importanti. Il nostro lavoro consiste anche nell’accompagnarli dal punto di vista umano, aiutandoli a costruire un percorso stabile dentro e fuori dal campo.

Quanto conta oggi l’aspetto umano nel management sportivo?
Conta più di qualsiasi altra cosa. La fiducia è la base di tutto. Un atleta deve sentirsi compreso, protetto e supportato nei momenti belli e soprattutto nelle difficoltà. Oggi il calcio è cambiato tantissimo e chi lavora in questo settore deve avere sensibilità, discrezione e capacità di ascolto.
Parallelamente hai fondato VITA365. Come nasce questo progetto?
VITA365 nasce da una filosofia molto semplice: stare bene significa trovare equilibrio tra mente, corpo e stile di vita. Volevo creare qualcosa che portasse vantaggi e benessere fisico in maniera concreta e moderna, con una visione orientata alla qualità e alla consapevolezza. Il fattore distintivo è l’approccio sistemico: non si lavora esclusivamente sulla cura della patologia, ma sulla prevenzione e sull’ottimizzazione della performance sportiva ed umana. Questo significa integrare competenze mediche, tecnologie avanzate e una visione strategica del paziente. È un cambio di paradigma che richiede investimenti che nel tempo stanno producendo risultati concreti. È un progetto nel quale credo molto perché rappresenta un’estensione naturale del mio modo di vedere la vita.
Hai portato questa visione anche nell’imprenditoria. In che modo?
Applicando lo stesso principio di integrazione. Non ho mai voluto costruire attività isolate, ma progetti in grado di dialogare tra loro e rafforzarsi reciprocamente. Questo approccio consente di creare valore in modo più solido e duraturo. L’imprenditoria, per come la vedo io, è anche capacità di leggere i cambiamenti e anticipare i bisogni. Quando si riesce a connettere sport, salute e innovazione, si crea un sistema difficilmente replicabile.

Da anni porti avanti anche il progetto A.R., una linea di integratori che prende le iniziali del tuo nome e cognome. Cosa rappresenta per te?
A.R. è un progetto molto personale, nato con l’obiettivo di portare sul mercato integratori unici al mondo, pensati per la prevenzione, il benessere a 360 gradi e la massimizzazione della performance sportiva. Dietro questa linea ci sono anni di studio e ricerca insieme al comitato scientifico di VITA365. Oggi siamo vicini a presentare qualcosa di completamente nuovo e straordinario: una soluzione innovativa, adatta a tutti e unica nel suo genere. Non posso anticipare altro…!
Oltre allo sport e all’impresa, c’è il tuo forte impegno nel sociale come presidente di CMNSPORT Onlus. Ce lo descrivi?
Essere presidente di CMNSPORT Onlus è una delle responsabilità più importanti della mia vita. Abbiamo sostenuto progetti di ricerca scientifica unici al mondo e continueremo a farlo con grande determinazione. Credo che il vero successo non sia soltanto ciò che riesci a costruire per te stesso, ma quello che riesci a lasciare agli altri. Se hai la possibilità di aiutare qualcuno, di sostenere una causa importante o di dare speranza, allora hai il dovere morale di farlo.
Nel tuo percorso hai mai avuto la sensazione che qualcuno faticasse a comprendere la varietà dei progetti che porti avanti?
All’inizio sì, è successo. Quando si è coinvolti in ambiti diversi, non tutti riescono subito a leggere questa scelta come un percorso unico e coerente. A volte viene percepita come dispersione, mentre per me è sempre stata una forma di crescita costruita passo dopo passo. Ho imparato a non forzare le spiegazioni, ma a lasciare che fossero i fatti e la continuità del lavoro a parlare. Con il tempo, questa visione si è chiarita da sola. Oggi posso dire che tutte le esperienze fatte, anche quelle diverse tra loro, mi hanno aiutato a completarmi non solo come professionista, ma soprattutto come uomo. Ogni percorso ha aggiunto qualcosa: responsabilità, sensibilità, capacità di ascolto e visione. Ed è proprio questo insieme di esperienze che mi ha permesso di costruire un’identità più solida e consapevole, dove nulla è separato.

Qual è stata la sfida più grande nel tuo percorso?
Probabilmente imparare a reggere il peso delle responsabilità senza perdere equilibrio. Quando lavori in più settori devi essere sempre presente, lucido e affidabile. Ma ho imparato che la forza più grande arriva dalle persone che ti stanno accanto: famiglia, collaboratori, amici e professionisti che condividono la tua visione.
Hai ricevuto diversi riconoscimenti negli anni per aver unito ambiti diversi portando dei risultati importanti. È questa la sua vera forza?
Più che una forza, la considero una conseguenza naturale del mio modo di vivere le esperienze.Mettere in relazione realtà diverse mi ha permesso di sviluppare una visione più ampia e di affrontare le situazioni con maggiore consapevolezza. I riconoscimenti fanno piacere, perché rappresentano un riscontro esterno, ma per me contano soprattutto come conferma di un percorso coerente e costruito con impegno. Ma ciò che sento davvero più importante è un altro aspetto: tutto ciò che ho fatto mi ha aiutato a crescere come persona restituendo valore all’esterno. Perché al di là dei risultati, credo che il senso più profondo di ogni percorso stia proprio in questo: riuscire a lasciare qualcosa di utile, concreto e positivo nelle persone che incontri lungo la strada.
Il prossimo passo?
Il prossimo passo, per me, è continuare a guardare avanti con la stessa mentalità di sempre: lavorare ogni giorno su me stesso, prima ancora che sui progetti. Crescere come uomo rimane la base di tutto, perché solo così si può davvero cercare di generare valore. Poi c’è sicuramente anche una dimensione di sviluppo: portare questo modello su scala più ampia rendendolo accessibile a tutti,ma senza mai perdere ciò che lo rende solido. Per me crescere non significa solo espandersi, ma farlo mantenendo coerenza, identità e rispetto dei valori costruiti nel tempo.
Che consiglio daresti a chi vuole costruire qualcosa di rilevante oggi?
Non amo dare consigli, perché ogni percorso è unico. Posso solo raccontare la mia esperienza. Credo sia importante lavorare su sé stessi ogni giorno, migliorare le proprie competenze e restare sempre curiosi. Non chiudersi in un solo mondo aiuta, perché spesso le opportunità nascono proprio dall’incontro tra esperienze diverse. Viviamo in un tempo in cui tutto corre veloce e si vorrebbe ottenere tutto subito, senza passaggi difficili o sacrifici. Questa, purtroppo, è una caratteristica che si sta perdendo sempre di più, ma che resta fondamentale. Serve visione, ma anche disciplina e tanta predisposizione al sacrificio per trasformare le idee in realtà. Servono tempo, pazienza e soprattutto la forza di crederci ogni giorno, senza mollare.
Visione, metodo e integrazione possano trasformarsi quindi in qualcosa di più di un modello operativo: una direzione chiara in un contesto spesso frammentato. Sport, salute e impresa oltre che sociale diventano così elementi interconnessi di un unico sistema, capace di generare risultati concreti senza perdere profondità. È proprio in questa logica che si inserisce il lancio di alessandrorecine.it, una piattaforma nata dall’idea di professionisti che hanno condiviso e accompagnato il suo percorso nel tempo. Non si tratta di uno spazio celebrativo, ma di uno strumento pensato per raccontare in modo chiaro e strutturato esperienze, progetti e visione.
Questa intervista rappresenta infatti un punto di partenza, non solo il racconto di un percorso, ma l’inizio di un processo più ampio di condivisione di metodo, esperienze e prospettive rendendo accessibile un modello e offrendo strumenti utili a chi vuole costruire valore reale.












