Il Presidente rende omaggio ai 650.000 soldati che dissero no ai nazifascisti dopo l’8 settembre, tra cui il 102enne Mario Ciavaglia.
Si è tenuta una toccante cerimonia al Palazzo del Quirinale per celebrare la prima Giornata degli Internati militari italiani, istituita per onorare gli oltre 650.000 soldati che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, rifiutarono di arruolarsi nelle forze naziste o nella Repubblica di Salò, subendo deportazione, lavoro coatto e indicibili sofferenze.
La giornata è iniziata con la proiezione di “L’altra resistenza”, un filmato che ha voluto porre l’attenzione su questa forma di resistenza non armata. Sono intervenuti rappresentanti di diverse associazioni di reduci e deportati, tra cui Nicola Mattoscio (ANRP), Anna Maria Sambuco (ANEI) e Dario Venegoni (ANED). Lo storico Luciano Zani ha inquadrato il contesto storico, mentre il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha portato un saluto istituzionale. Il momento più commovente è stata la testimonianza di Abramo Rossi, un ex ufficiale dei Carabinieri internato in Germania, intervistato da una giovane studentessa.
La storia di Mario Ciavaglia, un carabiniere, un eroe
Tra i protagonisti della giornata, ha ricevuto un omaggio speciale anche il 102enne Mario Ciavaglia, ex carabiniere di Cisterna. A causa dell’età avanzata, non ha potuto partecipare di persona e si è fatto rappresentare dalle figlie, Luciana e Marina. Ciavaglia visse in prima persona gli eventi cruciali del 1943, dal bombardamento di Roma alla caduta del fascismo, fino al suo arresto il 7 ottobre dello stesso anno. Passò 18 mesi nei campi di prigionia di Klagenfurt e Selzthal, sopravvivendo a un duro inverno e al lavoro forzato.
La sua storia è stata raccontata nel libro “Calce e Fiamma. Storia di deportazione, di fughe e d’amore”, di cui una copia è stata donata al Presidente Mattarella. Nel 2015, Ciavaglia aveva già ricevuto la Medaglia d’Onore per i deportati nei lager nazisti.
Le figlie, Luciana e Marina, hanno espresso la loro commozione nel sentire storie che ricordavano quelle che il padre aveva sempre raccontato. Il sindaco di Cisterna, Valentino Mantini, ha sottolineato l’orgoglio della comunità per i riconoscimenti che stanno dando visibilità a un capitolo della storia italiana, come la deportazione dei carabinieri, e che mettono in risalto l’assurdità di ogni guerra.
Concludendo la cerimonia, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato il debito che l’Italia ha verso il coraggio di questi uomini, definendoli “patrioti che, anche senza armi, hanno difeso la dignità e l’onore dell’Italia”. La loro tenacia e il loro sacrificio rappresentano un pilastro fondamentale della nostra libertà.












