Confronto nel merito della riforma tra costituzionalisti, magistrati e avvocati. Al centro la separazione delle carriere e la terzietà del giudice
Grande partecipazione e interventi di alto profilo al Circolo Cittadino per l’iniziativa a sostegno del SÌ al referendum costituzionale del 22 marzo, un appuntamento che ha messo al centro il merito della riforma evitando, come ribadito più volte dai relatori, il rischio di trasformare il voto in uno scontro ideologico tra opposte tifoserie politiche o in una anticipazione delle elezioni politiche. Il filo conduttore dell’incontro è stato chiaro sin dall’inizio valutare la riforma nell’interesse dei cittadini e approfondirne i contenuti tecnici e costituzionali. Il professor Stefano Ceccanti, costituzionalista, ha ripercorso le principali tappe dell’evoluzione del sistema giudiziario italiano ricordando la riforma del codice di procedura penale del 1989 che introdusse il processo accusatorio superando l’impianto inquisitorio del Codice Rocco del 1930 e della legge del 1941 sull’ordinamento giudiziario, avvicinando l’Italia agli standard europei. Ha poi richiamato la riforma costituzionale del 1999 dell’articolo 111 della Costituzione, approvata con largo consenso parlamentare, che ha sancito i principi di terzietà del giudice, parità tra accusa e difesa e formazione della prova nel contraddittorio tra le parti. Secondo Ceccanti, la modifica dell’articolo 104 oggi al centro del referendum rappresenta un passaggio coerente e conclusivo di quel percorso, completando con la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri l’attuazione piena della terzietà e dell’autonomia del giudice. Ampio spazio è stato dedicato anche al funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura e alla prevista Alta Corte disciplinare. È quindi intervenuto il dottor Vincenzo Saveriano, magistrato già sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma, che ha sottolineato come il voto debba essere espresso nel merito della riforma e non in base all’appartenenza politica, ricordando la tradizione garantista e il fatto che nel programma elettorale del 2022 il Partito Democratico fosse stato l’unico a proporre l’Alta Corte disciplinare. La riforma, ha affermato, coglie il punto essenziale garantendo un giudice davvero terzo e autonomo a tutela dei cittadini e confermando la piena autonomia e indipendenza di giudici e pubblici ministeri da ogni altro potere come previsto dall’articolo 104 della Costituzione. Saveriano ha richiamato anche il pensiero di Giovanni Falcone, che già nel 1991 sosteneva la necessità di una differenziazione strutturale tra giudice e accusa, citando passaggi di una storica intervista rilasciata a Mario Pirani su La Repubblica. Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle correnti della magistratura, considerate degenerate e capaci di incidere negativamente sul funzionamento della giustizia anche a causa dell’unicità del CSM, che determinerebbe una commistione impropria tra giudici e pubblici ministeri. In quest’ottica il sorteggio viene indicato come uno strumento utile a contenere le degenerazioni correntizie, senza rappresentare una novità nell’ordinamento, visto che è già previsto per la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica e per la composizione delle Corti d’Assise. Il presidente dell’Ordine degli Avvocati Giovanni Lauretti ha poi evidenziato la necessità di rendere realmente efficaci i filtri del GIP e del GUP, sottolineando l’alto numero di assoluzioni che arrivano dopo anni di processi con danni irreparabili alla reputazione dei cittadini, ribadendo il ruolo decisivo dei magistrati giudicanti nella fase iniziale del procedimento in relazione alla qualificazione del reato, alle misure cautelari e ai rinvii a giudizio spesso accompagnati da forte esposizione mediatica. A chiudere gli interventi l’avvocato Fabiola Rossi, presidente Aiga sezione di Latina, che ha affrontato le critiche del fronte del NO definendole infondate e ribadendo come il testo costituzionale sia chiaro nel garantire piena terzietà del giudice, autonomia e indipendenza della magistratura e rafforzamento dell’articolo 104. Con il SÌ, è stato sottolineato, l’Italia uscirebbe dall’attuale gruppo di Paesi europei come Turchia, Bulgaria e Romania che mantengono ancora l’unicità delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, distinguendo tale tema dalla diversa questione della separazione delle funzioni. L’incontro si è concluso con diversi interventi dal pubblico che hanno animato un dibattito partecipato e approfondito, nel segno di un confronto civile e centrato sui contenuti della riforma.












