Il dialetto è molto più di un semplice modo di parlare; è l’anima e la storia viva di una comunità, un codice intimo che ne racchiude le tradizioni, i valori e l’identità più profonda, tramandata di generazione in generazione.
È con questo spirito che è nato “Sermonet’amo”, il concorso in dialetto sermonetano giunto alla sua 12ª edizione. Promosso dall’Archeoclub in collaborazione e con il contributo del Comune di Sermoneta, l’obiettivo del concorso è chiaro: promuovere l’uso del dialetto e tramandare modi di dire e parole che fanno parte del bagaglio culturale della comunità.
Celebrazione dei Giovani Talenti e Temi Attuali
Recentemente si sono celebrate le premiazioni di quest’anno, ed è stato emozionante vedere i giovani talenti mettersi alla prova. I ragazzi e le ragazze delle scuole primarie di Doganella, Sermoneta Scalo e Centro Storico, insieme agli studenti della scuola secondaria, hanno affrontato temi attuali e delicati come la violenza sulle donne e la guerra attraverso racconti e poesie scritte, ovviamente, in dialetto sermonetano. La semplicità disarmante delle loro opere ha toccato profondamente il pubblico.
Il Vicesindaco Nicola Minniti ha sottolineato l’importanza delle tradizioni, dalla “polenta” alla rievocazione storica, fino al teatro, ringraziando anche la compagnia Dritto e Rovescio per la rassegna di teatro dialettale. La Delegata all’Istruzione Stefania Iacovacci ha evidenziato come esprimere le proprie emozioni nel dialetto permetta di arrivare al concetto “senza tanti giri di parole”.
Un sentito ringraziamento è stato rivolto al presidente dell’Archeoclub Dante Ceccarini, ad Annamaria Fallongo vicepresidente Unitre, al dirigente scolastico Lorenzo Cuna e a tutti i partecipanti che hanno reso possibile anche questa edizione. La sindaca Giovannoli ha inoltre voluto ringraziare tutti i bambini e le loro insegnanti, ribadendo l’importanza di creare una rete sul territorio, di formare i bambini a essere cittadini attivi e di costruire un ponte generazionale tra passato e futuro. La comunità è invitata a continuare a parlare il proprio dialetto, a custodirlo e a tramandarlo, poiché è un tesoro prezioso che merita di vivere.













