I capigruppo del centrodestra replicano alla sinistra rivendicando l’unità del Consiglio ma accusando la passata amministrazione Coletta di aver causato il degrado e di fare propaganda su interventi già finanziati come il playground
La recente presa di posizione di Latina Bene Comune ha sollevato un’aspra polemica politica a Latina, trasformando quello che doveva essere un momento di condivisione istituzionale in un terreno di scontro frontale. I capigruppo della maggioranza di centrodestra, Cesare Bruni per Fratelli d’Italia, Vincenzo Valletta della Lega, Alessandro Porzi per la Lista Celentano, Fausto Furlanetto di Forza Italia e Nicola Catani per Noi Moderati, hanno espresso forte sorpresa e contrarietà di fronte alle rivendicazioni della sinistra. Al centro della disputa c’è la situazione di via Don Morosini, un’area complessa e delicata per la quale l’intero Consiglio comunale aveva appena elaborato e sottoscritto un documento condiviso, frutto di due giorni di intenso lavoro comune. Quello che la maggioranza sperava potesse essere valorizzato come un esempio virtuoso di collaborazione a favore della cittadinanza è diventato invece l’ennesimo pretesto per rivendicazioni politiche e tentativi di intestarsi meriti collettivi da parte dell’opposizione. I rappresentanti del centrodestra contestano fermamente le dichiarazioni di LBC relative alla mediazione sociale, al ruolo dei servizi sociali e ai controlli sui cittadini migranti e sugli immobili della zona, sottolineando come tali temi non siano affatto una scoperta recente e ricordando come molte delle strutture presenti nell’area siano state insediate proprio durante il mandato dell’ex sindaco Damiano Coletta. Lo scontro si fa ancora più acceso sulla questione del playground, un’opera che la maggioranza definisce ormai blindata dal punto di vista amministrativo poiché l’area è stata già individuata, il progetto risulta interamente finanziato e inserito nella programmazione e le procedure sono giunte fino all’affidamento dei lavori con il cantiere già predisposto. Proporre oggi uno spostamento dell’intervento, secondo i capigruppo, significa non solo alimentare aspettative irrealizzabili tra i residenti, ma anche ignorare le procedure burocratiche esponendo il Comune a potenziali rischi di danno erariale, senza contare la palese contraddizione di LBC che oggi contesta un’opera nata proprio dalla mozione numero venticinque del duemilaventidue, approvata all’unanimità durante la passata gestione amministrativa. Per la maggioranza la differenza sostanziale tra la propaganda e la responsabilità di governo risiede nella capacità di garantire la continuità dei percorsi avviati e nel portare a compimento le opere attese dai cittadini, un compito ben più difficile del presentare proposte a posteriori. L’attacco del centrodestra si sposta poi sulle responsabilità storiche delle forze di sinistra, accusate direttamente di voler occultare i propri gravi errori che avrebbero accelerato il declino della zona a causa della decisione di insediare o non opporsi all’insediamento di servizi destinati agli extracomunitari, una politica definita miope che avrebbe consegnato al degrado e all’insicurezza non solo via Don Morosini ma anche ampie porzioni della città come il quartiere Nicolosi, per le quali l’opposizione dovrebbe chiedere scusa alla cittadinanza. Al contrario, i capigruppo rivendicano l’azione concreta dell’amministrazione Celentano, attualmente impegnata in un piano di riqualificazione complessiva del quartiere attraverso gli interventi finanziati con i fondi Fesr, la nuova programmazione urbanistica e sociale, l’installazione di moderni sistemi di videosorveglianza e il progetto di valorizzazione del Mercato Annonario tramite project financing, confermando che la sicurezza e la coesione sociale si costruiscono soltanto con il lavoro e la programmazione quotidiana.












