Il Partito Democratico sollecita l’amministrazione comunale per conoscere il destino dei vecchi manufatti e rivendica un nuovo metodo per tutelare la memoria della città
La recente riqualificazione del Parco Falcone e Borsellino continua a far discutere la cittadinanza di Latina e questa volta al centro del dibattito ci sono i tombini storici rimossi durante i cantieri. Quello che potrebbe sembrare un dettaglio marginale rappresenta in realtà un pezzo del paesaggio urbano e della memoria cittadina, tanto da spingere comitati, associazioni e ora anche il mondo politico a pretendere risposte chiare. Il Partito Democratico locale ha deciso di accendere i riflettori sulla vicenda sottolineando come la città non possa essere amministrata nel silenzio e chiedendo certezze su dove siano custoditi i manufatti, in quali condizioni versino e quale sia la loro destinazione futura.
A prendere posizione sono il segretario del PD di Latina Marco Cepollaro e il responsabile Urbanistica Giampaolo Torselli, i quali evidenziano che la questione va ben oltre il singolo oggetto di ghisa. Il vero nodo riguarda la tutela del patrimonio pubblico e il modo in cui l’amministrazione si relaziona con la collettività. Secondo gli esponenti dem le semplici rassicurazioni verbali non sono più sufficienti e la Giunta ha il dovere istituzionale di fornire risposte puntuali quando la cittadinanza pone interrogativi specifici sui beni comuni. Questa necessità di chiarezza si intreccia con l’intera operazione di restyling del parco, un’opera centrale per la città che ha subito diverse modifiche progettuali in corso d’opera e ha sollevato numerose criticità emerse durante i lavori, alcune delle quali ancora irrisolte dopo la riapertura. Proprio per l’importanza dell’intervento, l’amministrazione dovrebbe essere la prima a voler garantire la massima trasparenza, spiegando nel dettaglio i cambiamenti apportati rispetto al piano iniziale e gli interventi ancora da completare.
Sullo sfondo di questa polemica si staglia un orizzonte temporale importante per il capoluogo pontino, ovvero il Centenario del 2032. Il Partito Democratico avverte che la città non può arrivare a questo traguardo senza una politica organica dedicata alla salvaguardia della propria storia urbana, un percorso che deve allontanarsi da qualsiasi lettura ideologica o nostalgica per abbracciare invece una visione matura e consapevole. Questo approccio richiede una tutela a 360 gradi che spazi dal verde pubblico all’architettura, fino alla riqualificazione delle periferie e alla conservazione degli elementi materiali del passato. Serve quindi un metodo nuovo che preveda il censimento e la tracciabilità dei beni storici prima di ogni intervento pubblico, garantendone la conservazione e la ricollocazione. La vera critica politica mossa all’attuale Giunta è quella di vivere il confronto con le associazioni come un fastidio, dimenticando che chi governa ha l’obbligo di rendere conto delle proprie scelte, specialmente quando si tocca l’identità profonda di Latina.












